Bimbi in cucina
Vasi e palette: l'orto è in balcone PDF Stampa E-mail

Bastano poche monete nel borsellino per scoprire il brivido di coltivare ortaggi. La gita al vivaio è divertente, ci sono tante cose da vedere. Dopo avere girovagato, compriamo due vasi medi, i sottovasi, qualche manciata di argilla espansa, della terra e due piante di pomodorini alte pochi centimetri (il costo è irrisorio). Se proprio siamo in vena di sperperare, possiamo aggiungere una paletta (ma è bellissimo lavorare solo con le mani) e un piccolo innaffiatoio.

Arrivati a casa, mettiamo l’argilla in fondo al vaso, aggiungiamo la terra, travasiamo le piantine (una in ogni vaso) senza rompere le zolle che tengono insieme le radici. Infine rabbocchiamo con le ultime manciate di terra, innaffiamo e il gioco è fatto.

 

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Amichetti celiaci? Invitiamoli PDF Stampa E-mail

A Giacomo piace invitare gli amici a casa. I giovani ospiti arrivano sempre con un’aria un po’ intimidita, come gattini fuori dal loro territorio, pieni di curiosità ma timorosi di fare un passo falso. Ognuno è diverso dagli altri: c’è chi chiede dieci bicchieri d’acqua in un’ora e chi non beve mai, chi si toglie subito le scarpe e chi non si leva neanche il cappello, chi non mangia niente e chi divora di tutto.

E quando arrivano una bimba o un bimbo celiaco, cosa bisogna fare? Cristina, la mamma di una bambina con questo problema, si è gentilmente offerta di darmi le istruzioni di base. Ecco i suoi semplici ed efficaci consigli, da leggere e conservare:

 

di Federica Buglioni


 

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Mammaaa, lancia un panino! PDF Stampa E-mail

Quando ero piccola, a Milano si andava “giù a giocare” e in ogni cortile c’erano bande di bambini di ogni età, sempre a caccia di giochi, guai ed esperienze. Ogni tanto, chiamate a gran voce, le mamme lanciavano qualcosa dal balcone (un golf, un pacchetto di figurine, un panino) e il divertimento continuava fino a sera. Le nostre invenzioni, le barzellette, le leggende metropolitane, le merende, gli scherzi, i dispetti e i trucchi che escogitavamo per non essere “beccati” si tramandavano dai più grandi ai più piccoli: una ricca tradizione orale, difesa con orgoglio dalla curiosità dei grandi.

di Federica Buglioni

 

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Cuochi con le forbici PDF Stampa E-mail
Un buon paio di forbici con lame d’acciaio e punte arrotondate può regalare ore e ore di divertimento. Noi abbiamo cominciato a usarle prestissimo e all’inizio tagliavamo di tutto: stoffe, giornali, fogli, pasta di sale, l’erba del giardino… qualsiasi cosa si trasformava in strisce e pezzetti, che a loro volta diventavano materiale per giocare e inventare.
 
 
di Federica Buglioni
 
Ultimo aggiornamento ( lunedì 15 marzo 2010 )
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Fragole, zucchero e voglia di fare PDF Stampa E-mail

Basta qualche raggio di sole e l’aria più tiepida, ed ecco che esplode la voglia di primavera (almeno a casa mia). Anche in tavola la nuova stagione si fa strada: arrivano le fragole, rosse e profumate.

Con un po' supervisione, i bambini possono prepararle da soli. Mentre i più piccoli le sciacquano in una ciotola o nel lavandino e strappano tutte le foglioline verdi, i più grandi possono tagliare via con cura le cime. Sono operazioni in cui i bimbi amano dilungarsi un po’, lasciamoli fare.


Finite le operazioni di pulizia, i nostri piccoli chef possono scegliere la loro ricetta del giorno. Ecco tre proposte:

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Un pinzillicchio nel piatto PDF Stampa E-mail

Tutto è perfetto: il piatto preferito dei bambini è cotto a puntino, la tavola è apparecchiata, le manine lavate, i visi sorridenti. Ogni cosa promette bene, questa volta ci godremo una cenetta serena. Cominciamo a mangiare, chiacchieriamo, parliamo… ma ecco che all’improvviso un giovane commensale assume quello sguardo da tecnico-di-laboratorio-a-caccia-di-microbatteri e con la punta della forchetta, in un angolino invisibile scova un minuscolo puntino scuro… Orrore! Il sogno è finito: c’è un pinzillicchio nel piatto! Il pinzillicchio, le mamme lo sanno, può essere una macchia, un puntino, una qualsiasi forma irregolare che non siamo riuscite a eliminare in tempo e che ora blocca all’istante l’appetito dei bambini (in genere tra i 4 e i 7 anni). Inutile dire non è niente, mangia. Il giovane scienziato l’ha visto e non si torna più indietro.Nel tempo l’ossessione passerà. Per ora consoliamoci pensando che forse è l’istinto che guida i bambini a cercare e scartare le macchie scure, che nel mondo naturale possono essere sinonimo di “marcio”. Invece di minimizzare, indaghiamo con loro, aiutiamoli a osservare quelle macchie: questo è il segno della grandine, qui è passato un bruchino, questo è un pezzetto di prezzemolo… e lasciamoli liberi di spostare i pinzillicchi ai bordi del piatto. Sentirsi capiti da mamma e papà aiuta a fidarsi e a mangiare quello che resta.

 

di Federica Buglioni
(http://www.associazioni.milano.it/cucinabimbi/)

 
3,2,1: è la torta dei piccoli PDF Stampa E-mail

Non è una mia invenzione, è un vecchio classico, un evergreen, perfetto per dare ai bimbi più piccoli (anche prima dei due anni) la gioia di fare tante cose utili in cucina e di realizzare con le proprie mani una vera torta, semplice, soffice e buona. Niente bilance o complicati sistemi di dosaggio: si dosa tutto con i vasetti dello yogurt (o con una piccola tazza da tè).

Ingredienti:

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Fame PDF Stampa E-mail

Seduti a tavola, provo a spiegare a Giacomo che cosa è successo a Haiti, forse con l’idea che di questo Ground Zero si possa almeno parlare, che la natura è solo natura, non è crudele, non sa di far paura (sto parafrasando Eduardo de Filippo e la sua stupenda poesia O’ mare).

Giacomo è un tipo che passa all’azione, con la soluzione sempre in tasca: propone di mandare qualcosa da mangiare ai bambini al di là del mare. La prima scelta cade sul piatto di riso e lenticchie che ha davanti (quale migliore occasione per liberarsene?), ma capisce presto che non si può, che servono confezioni sigillate, cibi non deperibili e nutrienti. Cosa mandiamo allora? Pacchi di riso!

Prova subito a spiegarmi come farebbe lui per cuocerlo, se non avesse più una casa. Andrebbe a cercare la legna e accenderebbe un fuoco di fortuna, come gli uomini primitivi. Bene, e adesso ci serve la pentola. Riflette, progetta, escogita soluzioni fantasiose che poi scarta da solo. Alla fine si arrende e mi accorgo che anch'io sono un po' a corto di idee. La cena finisce in silenzio, ognuno a immaginare l'assenza, mentre il piatto che abbiamo davanti all'improvviso sembra enorme.

di Federica Buglioni

 

 
Lessico famigliare PDF Stampa E-mail
I bambini sono affascinati dalle parole, ascoltano e comprendono, associano suoni e costruiscono i loro logici o illogici – e buffissimi – ragionamenti. Quale famiglia non ha le sue frasi o le sue paroline curiose da raccontare? Come quella volta che in pizzeria ordinai una “spina piccola” e il mio bambino scoppiò a piangere perché lui no, le spine piccole proprio non le voleva mangiare!

In cucina noi abbiamo sempre usato il giusto nome per ogni utensile, per ogni ingrediente, per ogni operazione, e questo ha sempre agevolato il nostro lavoro: ci s’intendeva al volo. Non ho mai sentito la necessità di semplificare o generalizzare (d’altronde come si fa a chiamare semplicemente “formaggio” il parmigiano?) e ho sempre avuto la sensazione che le parole fossero “attrezzi magici” che i bambini vogliono ascoltare, anche quando non riescono a dominarli.

In cucina di parole ce ne sono tante: i nomi degli oggetti e dei cibi, i racconti, i pensieri, i vocaboli storpiati che fanno ridere… e così, tra una polpetta, una macedonia e un panino, nasce un linguaggio intimo, personale.  Ogni tanto prendo appunti, casomai dimenticassi qualcosa.   
di Federica Buglioni
Ultimo aggiornamento ( mercoledì 13 gennaio 2010 )
 
Cuciniamo per gli uccellini PDF Stampa E-mail
A Lodi non vivono solo passeri e piccioni: ci sono pettirossi, cinciarelle, cinciallegre, merli e tanti altri uccelli, che si avvicinano facilmente ai nostri balconi se sanno di trovare una mangiatoia con qualcosa da mangiare. È bello stare in casa, al calduccio, e guardare il viavai di questo mondo selvatico scoprendo, per esempio, che il pettirosso non è proprio un tipo socievole.

Nutrire i piccoli uccelli d’inverno è corretto: in questa stagione faticano a trovare il cibo in natura e la loro mortalità è alta. Per questo nella nostra piccola mangiatoia con tettoia (nulla a che vedere con i nidi artificiali) mettiamo cibi nutrienti, come noci e nocciole spezzettate (noi le rompiamo in un piccolo mortaio), pezzetti di burro, avanzi di muesli, di biscotti o di panettone. Niente pane, non nutre abbastanza. E appena arriva la primavera… si chiude il ristorante.

La mangiatoia va tenuta pulita e il cibo cambiato spesso; gli uccellini ci mettono una decina di giorni a scoprirne l’esistenza e poi la frequentano regolarmente. Secondo me è un’esperienza preziosa per i bambini: si ricicla qualche avanzo, ci si sente utili e responsabili e soprattutto s’impara a guardare la natura con rispetto e con incanto. Non è cosa da poco perché, come diceva Dian Fossey (quella dei gorilla), per proteggere la natura bisogna prima amarla e per poterla amarla bisogna prima conoscerla.   
di Federica Buglioni
 
Roba da duri PDF Stampa E-mail
Chissà perché sentiamo il bisogno di dare ai bimbi così tanti cibi morbidi, quando a loro il croccante piace tanto… per non parlare della soddisfazione di affondare i denti e morsicare con forza.

In questa stagione c’è tutto ciò che serve per organizzare una merenda “da duri”: splendide mele da mangiare a morsi (le nostre preferite sono le Fuji) e tanta frutta secca, come le mandorle, le noci o le nocciole. A tavola, invece, si può aprire il pasto con una carota da sgranocchiare o con un bel pinzimonio, anche scondito. E non disdegnerei nemmeno il pane secco, a piccoli pezzi.

Non sono un’esperta ma penso che ogni tanto i denti (come tutte le parti del corpo) debbano fare il loro lavoro fino in fondo. E per i bambini, approdati nel mondo da un istante, anche questa è una nuova esperienza, sicuramente da sperimentare.
Di Federica Buglioni


Ultimo aggiornamento ( giovedì 17 dicembre 2009 )
 
Basta un poco di zucchero... PDF Stampa E-mail
Il malatino, la tenera filastrocca di Gianni Rodari (per leggerla tutta: www.filastrocche.it/nostalgici/filastro/malato.htm )

comincia così:

Filastrocca del bimbo malato,
con il decotto, con il citrato,
con l'arancia sul comodino,
tagliata a spicchi in un piattino.

Quando ero piccola, a me la davano tagliata a fette, non a spicchi, con sopra una spolverata di zucchero. Lasciandola riposare qualche minuto, si formava un “sughetto” squisito: non so cosa avrei dato per poterlo leccare direttamente dal piatto, ma allora era vietato. Poi c’era la versione di Natale, quando sopra le fettine d’arancia si mettevano i datteri.

Ogni inverno ripropongo a Giacomo questi due semplici piatti della mia infanzia e a lui piacciono molto; sa che hanno a che vedere con la mia storia, con le sue radici.

Le nostre trasgressioni, rispetto al passato, sono tre: lo zucchero ci piace di canna, i datteri sono quelli freschi e naturalmente quando è il momento di leccare, non c’è nessuno che dice di no (per rivalsa personale, mica per lui).



Per completare il tuffo nell'argomento e negli anni Sessanta, ecco la sequenza del film con Julie Andrews che canta A Spoonfun of Sugar (Mary Poppins, 1964) , imperdibile in lingua originale.
 
Ultimo aggiornamento ( sabato 28 novembre 2009 )
 
Venti secondi di outing PDF Stampa E-mail

Non vorrei deludere chi legge, ma io non sono una gran cuoca: ho l’animo dell’artigiana, non dell’artista. Mi piace il lavoro manuale e in cucina mi concentro e mi rilasso, tutto qui. Quello che preparo regolarmente, viene bene; le novità, proprio per la mia scarsa perizia, riservano il brivido dell’imprevisto. Come ogni artigiana, ho i miei utensili, vecchiotti ma efficienti, di cui mi fido; così come mi fido dei buoni ingredienti, non così scontati a Milano, con i quali è molto più facile preparare piatti buoni.  

Credo che ad attirare i bambini verso la cucina siano proprio questi tre elementi: la serenità che vedono nei gesti del genitore che ama cucinare (perché i bambini hanno sempre bisogno di sapere che mamma e papà sono contenti), la soddisfazione di usare gli utensili manuali (che li fanno sentire abili e competenti) e la bellezza concreta del cibo semplice, che mette in contatto con la natura. E quando qualche esperimento ha un esito mediocre, fa niente: siamo genitori, non cuochi.

 

Federica Buglioni

(http://www.associazioni.milano.it/cucinabimbi/)

 
Andiamo ad abbracciare le zucche? PDF Stampa E-mail

Confesso che sono contenta che Halloween è passata: sarò una borbottona, ma per me resta una festa americana e i tentativi di italianizzarla mi lasciano freddina. Sono invece innamorata delle zucche, ortaggi stupefacenti (non per niente ne crescono tante nelle favole). Secondo me chi ama le zucche ama l’infanzia.

In un weekend d’autunno si può fare una gita in campagna con i bambini per vedere come crescono questi enormi frutti panciuti, fermarsi a toccarli e poi raggiungere una vecchia bancarella coi banconi curvi sotto il peso di questi colossi per comprarne una – me la dia piccola, la prego – da portare a casa come un trofeo e dividerla con i vicini di casa o con gli amici (i frutti grandi aiutano a fare amicizia).

Ed eccoci in cucina. Taglio uno spicchio, lo lesso oppure lo cuocio nel forno (senza condimento), infine lo sbuccio. Ora tocca ai bambini: lo passano nel passaverdure e poi lo aggiungono al purè (chi non sa fare il purè mi scriva e mando subito la ricetta). In autunno, dopo una passeggiata in campagna, non c’è nulla di più invitante di un caldo purè arancione.

 

P.S. Il regno della zucca lombarda è la provincia di Mantova, dove dal 9 al 16 novembre c’è anche Segni d’infanzia, il festival internazionale d’arte e teatro per l’infanzia. Nel sito www.agriturismomantova.it ci sono gli indirizzi degli agriturismi convenzionati, che offrono sconti alle famiglie con bambini, per un weekend di arte e sapori.

 
QUANDO I BIMBI ODIANO LE VERDURE PDF Stampa E-mail
Le verdure sono il nostro punto di contatto con la natura e sono belle, colorate, profumate, come la frutta. Non hanno nulla di sgradevole eppure tanti bambini le detestano. Pensandoci bene, sono arrivata alla conclusione che il sapore non c'entri nulla con questo rifiuto e che il motivo del no sia culturale. Credo cioè che siano i valori che le accompagnano nel piatto ad essere immangiabili.

Ecco, per punti, la mia strategia di sopravvivenza:

Il cibo non è una medicina; non serve a nulla dire che la verdura fa bene.
La verdura non è un prodotto: meglio non rendersi ridicoli facendo uno spot pubblicitario ogni volta che portiamo in tavola una carota.
Se per noi le verdure sono importanti, dimostriamolo: portiamole in scena da protagoniste (per es. un bel pinzimonio colorato all'inizio del pasto) e non come semplici contorni.
Aiutiamo i bambini a scoprire il legame logico verdura-natura: si può visitare un orto, coltivare verdure in vaso, scoprire le erbe selvatiche.
Diamo il buon esempio: se noi mangiamo tanta verdura, i nostri bambini avranno davanti agli occhi dei modelli positivi
Colpevolizzare i bimbi che rifiutano la verdura non serve
Se i bambini dicono NO, indaghiamo meglio, magari quella verdura non piace cotta, ma cruda e croccante sì.
Serviamo porzioni piccole, ci si abitua a poco a poco
Laviamo e puliamo le verdure con i bambini, osserviamole con occhio scientifico.
Cuciniamo insieme.

Ho sperimentato con mio figlio una regola: rifiutare TRE verdure si può, detestare LE verdure no. Lui ci ha pensato su e ha scelto i suoi nemici: patate, zucchine, cavoletti. Con le altre abbiamo aperto il tavolo delle trattative.
di Federica Buglioni
Ultimo aggiornamento ( domenica 25 ottobre 2009 )
 
Castagne, noci e walkie talkie PDF Stampa E-mail
Domenica siamo andati a camminare nel bosco con i nostri amici, in cerca di castagne. Passata l’età in cui ogni fogliolina è una sorpresa e ogni sasso una rivelazione, i bambini avevano bisogno di una motivazione diversa, di un po’ di avventura. Tom e Huck (mi riferisco ai protagonisti di Le avventure di Tom Sawyer) hanno quindi deciso di armarsi di walkie-talkie e di esplorare i tortuosi percorsi tra faggi e castagni a caccia di passaggi impraticabili, immaginari pericoli, scoperte straordinarie: Rovi con spine, rovi con spine, passo. Ricevuto, qui pietra scivolosa, passo. Dietro un mulino diroccato hanno trovato un noce immenso e dei bei sassi per rompere qualche noce e mangiarla fresca, sul posto. Cestino pieno, torniamo a casa, passo.

Ricetta d’autunno (a proposito di castagne)


Ingredienti

Un barattolo di marmellata di castagne, cacao, zucchero a velo e biscotti integrali

Procedimento

In un piatto piano mettiamo un cucchiaio di cacao e uno di zucchero a velo, mescoliamo e mettiamo da parte.

Sbricioliamo una decina di biscotti, a mano o nel mortaio. Mettiamo tutto in una ciotola, aggiungiamo un cucchiaio raso di cacao e un po’ di zucchero a velo e mescoliamo bene col cucchiaio. Ora aggiungiamo la marmellata di castagne (quasi tutto il barattolo). L’impasto deve essere molto consistente. Se è molle aggiungiamo biscotti sbriciolati, se è troppo duro aggiungiamo marmellata.

Ora ne prendiamo un cucchiaino alla volta, lo mettiamo tra le mani e, senza premere, formiamo delle polpettine, un po’ più grandi di una biglia. Passiamo ogni pallina nel piatto dove abbiamo mezzo cacao e zucchero, in modo da ricoprire la superficie appiccicosa, proprio come si fa quando si impanano le polpette.

Se le polpettine di castagne riposano un paio d’ore in frigorifero sono più buone.
 
di Federica Buglioni
Ultimo aggiornamento ( lunedì 19 ottobre 2009 )
 
In mancanza di Jacques Cousteau PDF Stampa E-mail

Quando ero bambina guardavo i filmati di Jacques Cousteu, il papà della subacquea, che esplorava i mari in bianco e nero a bordo della mitica Calypso e restavo incantata di fronte ai documentari presentati da Piero Angela. Mi appassionava scoprire cosa c’era sotto, dentro, dietro la natura e intuivo che non c’era nulla di più poetico della scienza.

Anche i bambini che incontro oggi sono affascinati nel vedere le trasformazioni delle cose semplici: la farina che diventa pasta, la chiara d’uovo che monta, il cioccolato che fonde e poi di nuovo s’indurisce. Mi accorgo che sono tutti scienziati in erba, curiosi e attenti a quei piccoli particolari che li aiutano a capire la realtà. 
Per questo, quando cucino con loro, non sento mai il bisogno di proporre ricette elaborate. Perfino i fagioli da pulire, visti da vicino, sono interessanti.

In genere preferisco usare gli utensili manuali, ma c’è un piccolo elettrodomestico che mi piace molto. È la centrifuga, che permette ai bambini anche piccolissimi di prepararsi da soli (con adulto a fianco, s’intende) succhi di frutta sempre diversi, dai colori sorprendenti, sani e squisiti. E così, in attesa che un nuovo Jacques Cousteu faccia sbocciare nel mio bambino l’amore per la scienza, oggi proveremo per la prima volta a centrifugare i fichi d’india con le mele.

di Federica Buglioni

 

 


Ultimo aggiornamento ( lunedì 19 ottobre 2009 )
 
Il lavandino, il pesce e la logica PDF Stampa E-mail

Mi piace l’idea di una cucina “vissuta”, piena di profumi, colori naturali, trasformazioni. In certi orari mio figlio sa che se mi cerca sono lì. Viene a dirmi qualcosa e intanto si guarda intorno. A volte dà una mano, tocca, annusa, sperimenta e poi va. Sono convinta che l’amore per la cucina nasca così, da una distratta confidenza.

Durante il primo anno di scuola materna aveva l’abitudine di prendere la sua pedana IKEA e di piazzarla sotto il lavandino, per aiutarmi a sciacquare le verdure o a pulire l’insalata, mettere le mani nell’acqua, giocare con la centrifuga.

 

Un giorno si affacciò al lavandino e ci trovò dentro una ventina di alici, che avevo deciso di comprare dopo che una signora ligure mi aveva fatto vedere quanto fosse facile pulirle. Che sorpresa! E che meraviglia quei pesciolini argentati e iridescenti! Con cautela ne prese uno in mano e mi domandò: “Come si chiama?”. “Alice”, risposi. Mi guardò stupefatto. Era lo stesso nome di una sua compagna! Deve aver pensato: “allora anche i pesciolini…” perché chiese precisazioni: “E di cognome?”

 

Dessert veloce

A mio figlio piace cucinare, purché non ci voglia troppo tempo. Per lui tutto deve essere veloce, ritmato, scattante (ha detto che di lavoro, da grande, vuole fare Freddy Mercury!). Insieme abbiamo elaborato un dessert che sembra fatto apposta per lui: veloce, divertente da preparare, semplice e buono.

In una ciotola mescoliamo energicamente circa 250g di ricotta vaccina (per due/tre persone) con due cucchiai di zucchero. Poi prendiamo un bicchiere a testa e, sul fondo, mettiamo uno strato di qualcosa di croccante. Di solito usiamo il muesli, ma vanno bene anche i biscotti sbriciolati, meglio se integrali o con tanti cereali. Scegliamo sempre i bicchieri trasparenti, che soddisfano quel piccolo piacere di vedere “come è fatto dentro”.  

Sopra mettiamo la ricotta appena montata. Infine facciamo un terzo strato con un po’ di cioccolato grattugiato (già a due/tre anni i bambini sono in grado di usare una buona grattugia); quello amaro va bene, perché compensa il gusto dolce della ricotta. 

Il tutto dovrebbe riposare in frigo per un’oretta, ma nel vocabolario di mio figlio la parola “riposare” è stata cancellata da tempo.
 
di Federica Buglioni
Ultimo aggiornamento ( venerdì 25 settembre 2009 )
 
Se mangi la carnina... PDF Stampa E-mail

Tra pochi mesi mio figlio compie nove anni e ormai mangia quasi tutto, ama la convivialità, si siede a tavola serenamente. Ergo, possiamo ritenerci fortunati, perché non è stato facile ma ce l’abbiamo fatta: abbiamo vinto la battaglia alimentare. Immagino che nell’adolescenza ce ne saranno altre, ma per ora mi godo la tregua.

In questi anni ho sperimentato tante ricette, strategie, parole, porzioni ma – giuro! – non gli ho mai detto “se mangi la carnina, poi ti do il gelatino”, “se non mangi, la mamma piange”, “uno per la mamma, uno per il papà…”. Ho sempre pensato che in questo modo gli avrei insegnato l’odiosa tecnica del ricatto e, peggio ancora, del ricatto affettivo.

In compenso la nostra tavola è stata sorvolata da centinaia di aeroplani ed elicotteri, stormi di piccoli bocconi che ci hanno regalato risate e bei ricordi. Così, nel tempo, ho capito due cose:

1. che con i bambini i progressi - parlando di cibo - sono lenti (non arrendetevi!)

2. che a tavola il clima sereno conta più di qualsiasi appetitosa ricetta.

di Federica Buglioni

 

Complimenti! hai trovato la sesta traccia! Adesso vai avanti cliccando qui !  Dai che ce la fai e tra mostri e alieni troverai la strada che ti porta al nuovo indizio... 
Ultimo aggiornamento ( giovedì 29 ottobre 2009 )
 
In cucina con mamma e papà PDF Stampa E-mail

Abracadabra… gira, mesta. La cucina è un luogo magico. Come fossimo
Harry Potter tra pentole e fornelli si vedono le sostanze trasformarsi
acquistando gusto e profumo. E allora: gira, mesta. Non ti fermare. In
cucina accanto a mamma e papà ci si sente alchimisti, capaci di
formidabili sortilegi.
Abbiamo incontrato una maestra di questa magia, la magia che unisce
bambini e genitori nel divertimento del fare insieme. Fare i biscotti
per la merenda o il pane per la cena. Si chiama Federica Buglioni, è
mamma di Giacomo che da otto anni si diverte con lei con farine e
ingredienti più o meno magici. Federica ha all’attivo diversi libri
dedicati alla cucina condivisa con i propri figli. Dopo In cucina con
i nostri bambini, pubblicato da Franco Angeli, arriva ora in libreria
In cucina con mamma e papà edito da San Paolo (14,00 euro). Non
aspettatevi dei semplici libri di ricette. Ma molto di più.

di Federica Buglioni

Ultimo aggiornamento ( venerdì 25 settembre 2009 )
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