La Dislessia Evolutiva è un disturbo specifico su base linguistica, di origine costituzionale, caratterizzato da difficoltà nell’automatizzazione del processo di lettura; tali difficoltà sono inattese in rapporto all’ età e alle abilità cognitive e scolastiche del bambino. Inoltre, non sono attribuibili a un disturbo generalizzato dello sviluppo e ad una menomazione sensoriale. (definizione della Orton Dyslexia Society, 1997)
* I sintomi più frequenti:
- in lettura e scrittura il bambino tende ad invertire lettere e i numeri (es. 13-31);
- sostituisce lettere simili a livello visivo (es. b-d ; p-q ; b-q ecc…);
- sostituisce lettere simili a livello fonologico (es. m-n ; f-v ecc…);
- tende ad omettere lettere, intere parole, numeri sia in lettura che in scrittura;
- legge male ad alta voce;
- risulta molto lento nella lettura e non comprende bene quello che legge;
- mostra difficoltà nel copiare dalla lavagna;
- non riesce ad imparare le tabelline ed alcune informazioni in sequenza come, ad esempio, le lettere dell’alfabeto, i giorni della settimana, i mesi dell’anno ecc…
- presenta difficoltà ad imparare e ricordare i termini specifici delle varie discipline;
- confonde i rapporti spazio temporali (es. destra – sinistra ; ieri – domani ecc…);
- è esageratamente oppositivo in determinate attività come, ad esempio, leggere ad alta voce davanti ai compagni;
- presenta difficoltà, lamentate dai genitori, nello svolgimento quotidiano dei compiti a casa (es. lentezza, svogliatezza, mancanza di concentrazione);
* I meccanismi della lettura
La lettura è il risultato di una serie di processi molto complessi:
- riconoscimento dei segni dell’ortografia
- la conoscenza delle regole di conversione dei segni grafici in suoni
- la ricostruzione delle stringhe di suoni in parole del lessico
- la comprensione del significato delle singole frasi e del testo
I lettori esperti difficilmente distinguono l’attività di decodifica da quella di comprensione, dato che quando leggono hanno l’impressione di non dedicare alcuno sforzo all’attività di decodifica. Il dislessico invece è proprio il soggetto che presenta difficoltà nelle attività di decodifica. Legge male compie molti errori procedendo stentatamente. La Dislessia può quindi essere definita come disturbo della trasformazione dei segni in suoni.
* Le basi biologiche della dislessia
La basi neurobiologiche della dislessia oggi sono universalmente riconosciute. I soggetti dislessici infatti presentano caratteristiche genetiche particolari che si manifestano in piccole alterazioni che determinano sottili, ma significative modificazioni del funzionamento e del collegamento tra le cellule neuronali di alcune aree cerebrali. Queste piccole alterazioni hanno conseguenze sullo svolgimento di funzioni cognitive complesse come la lettura.
* La diagnosi della dislessia
Non tutti i bambini con difficoltà nella lettura sono dislessici. Bambini sordi hanno difficoltà nella corrispondenza tra lettere e suoni per evidenti ragioni, come bambini con ritardo mentale possono avere problemi a riconoscere le parole a causa di un lessico molto limitato, anche bambini che frequentano poco la scuola e quindi culturalmente deprivati possono avere difficoltà di lettura, ma non per questo devo essere definiti dislessici. Si parla di dislessia solo quando il disturbo è isolato e non può essere attribuito ad altri fattori. Quindi la difficoltà in lettura non è il solo elemento per definire un soggetto dislessico. Criteri per la diagnosi di dislessia:
1. Il livello intellettivo del soggetto deve essere nella norma
2. Il livello di lettura deve essere significativamente distante da quello di un bambino di pari età o classe frequentata
3. Il soggetto non deve presentare disturbi neurologici o sensoriali che possano giustificare la difficoltà di lettura
4. Il disturbo deve essere persistente nonostante la scolarizzazione
5. Il disturbo di lettura deve presentare conseguenze sulla scolarizzazione o nelle attività sociali in cui è richiesto l’impiego della letto-scrittura
* Si può prevedere la dislessia?
La possibilità di recuperare una dislessia dipende molto dalla precocità dell’identificazione del problema La dislessia si manifesta quando il bambino viene esposto all’apprendimento della lingua scritta non è possibile quindi prevederne in anticipo la comparsa. Ci sono però dei segni premonitori:
1. ritardo o deficit di linguaggio: i determinanti biologici che hanno reso difficoltosa l’acquisizione del linguaggio verbale possono essere ancora presenti all’inizio della scolarizzazione e faranno sentire i loro effetti anche nell’acquisizione della lingua scritta e in ogni attività in cui è implicato il linguaggio. Per questo motivo i bambini con deficit di linguaggio all’ultimo anno della scuola materna devono essere avviati ad una rieducazione prima dell’inizio dell’alfabetizzazione scolastica. Questo non eviterà la comparsa della dislessia, ma permetterà al bambino di iniziare la scuola meno svantaggiato.
Bisogna sottolineare però che non tutti i bambini con ritardo nel linguaggio avranno
sicuramente poi difficoltà di letto-scrittura.
2. familiarità: esistono molte ricerche che attestano che la dislessia è trasmessa per via genetica
In passato era diffusa l’idea che la mancata comparsa della fase del gattonamento potesse essere un segnale premonitore di disturbi dell’apprendimento. Le ricerche più recenti hanno rivelato infondata questa teoria
* Quando è possibile diagnosticare la dislessia?
Non è possibile stabilire con certezza se un bambino è dislessico prima della fine della seconda elementare cioè al termine del periodo che viene unanimemente considerato sufficiente per imparare la letto-scrittura. Fino a quel momento la variabilità individuale dei ritmi di apprendimento e l’impatto con i diversi metodi di insegnamento possono produrre risultati diversi nei bambini anche all’interno della stessa classe.
* La dislessia è sempre esistita?
La dislessia sarebbe l’espressione di variabilità individuali che a volte raggiungono una soglia sensibile e determinano il cattivo funzionamento di alcuni processi. Queste disfunzione per manifestarsi hanno bisogno di fattori scatenanti. La dislessia si manifesta solo se il soggetto che ha certe caratteristiche viene sollecitato ad imparare il codice ortografico, altrimenti non si manifesta. La dislessia è sempre esistita, ma oggi ha assunto maggior rilevanza con la scolarizzazione di massa. Nei paesi in cui i bambini non vengono scolarizzati la dislessia è poco frequente perché vi sono meno bambini che imparano a leggere.
* La dislessia in Italia
In Italia si inizia a parlare di dislessia dagli anni ‘60. Fino a poco tempo fa il bambino che non imparava a leggere era considerato svogliato. Non era neanche presa in considerazione la possibilità di una difficoltà di acquisire delle corrispondenze così semplici come quelle tra suono e segno scritto. Oggi le statistiche sostengono che una percentuale compresa tra il 2 e il 3 % della popolazione italiana possa essere definita dislessica, un dato inferiore agli altri stati. L’ortografia dell’italiano infatti, grazie alla regolarità della corrispondenza tra segno e suono, è una delle più facili da apprendere. L’italiano inoltre non presenta parole omografe non omofone (cioè che si scrivono nello stesso modo ma si leggono in modo diverso) come in inglese (es. bass= sardina o basso)
Grazie a queste regole stabili, i bambini italiani imparano a leggere in un tempo inferiore rispetto
ad altri. La regolarità delle leggi di conversione grafema-fonema è forse anche la causa di una minore incidenza della dislessia nella popolazione italiana. Per questa semplicità è minore la frequenza di bambini con difficoltà nella lettura, mentre in altre lingue con ortografia non trasparente, è più frequente e normale trovare bambini che faticano ad imparare a leggere. I bambini alla fine della prima elementare in Italia possono leggere tutte le parole del vocabolario, mentre i bambini inglesi ne sanno leggere circa 300 e non potrebbero leggere parole inventate. A questi dati potrebbe sorgere spontanea un’obiezione: ma se la dislessia ha base neurobiologica, non dovrebbe avere una distribuzione uniforme in tutti i paesi, indipendentemente dalla lingua parlata in essi? In realtà a questa obiezione è possibile rispondere evidenziando come la dislessia sia una disabilità e come altre disabilità non è solo il frutto di una menomazione o di una peculiarità dell’individuo, ma anche dell’interazione del soggetto con il suo ambiente. Se l’ambiente è ostile anche le disabilità lievi verranno messe in evidenza, se l’ambiente è favorevole allora le disabilità lievi avranno un’espressione più bassa. Nel caso della dislessia la lingua è l’ambiente e la sua complessità nella lettura favorisce o meno l’espressione della disabilità nella lettura. Bibliografia
- Stella G., (2004), La dislessia, Bologna, Il Mulino.
- Vio C., Tressoldi P.E., (1998), Il trattamento dei disturbi dell’apprendimento scolastico, Trento, Edizioni Erickson